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A Palazzolo domenica prossima padre Gianni celebrerà l'Eucarestia

“Saremo giudicati sull’amore. Il rispetto è testimonianza di carità”

Come cristiani abbiamo a cuore la cura e la custodia del fratello, specie di quello più fragile ed esposto a rischi. Il rispetto delle regole date per la salvaguardia della salute di tutti diventa anche espressione della testimonianza della carità a cui il Vangelo ci chiama“. Così il vicario generale dell’Arcidiocesi, mons. Sebastiano Amenta, in una lunga nota scritta sulla situazione che si è creata a Palazzolo Acreide per la festa di San Paolo. L’arcivescovo ha sospeso tutte le celebrazioni dopo che ha avuto luogo una breve processione. Ecco una sintesi della nota:

Al capitolo 25 del Vangelo secondo Matteo, Gesù, attraverso l’immagine del giudizio finale, ci insegna che saremo giudicati sull’amore: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli già piccoli, l’avete fatto a me (Mt 25, 31-46). Il Signore ci ha insegnato che se vogliamo riconoscerlo dobbiamo cercare il suo Volto in quello del povero, del carcerato, del forestiero e dell’ammalato. Oggi queste parole ci dicono che ogni volta che custodiremo il nostro fratello dal rischio di una sofferenza non solo avremo agito secondo l’amore che ci è stato mostrato ed insegnato sulla Croce, ma avremo reso un atto di culto al Signore della vita.

Siamo tutti coscienti che quest’anno non è possibile celebrare le nostre feste religiose come abbiamo sempre fatto. Ciò è imposto non solo dalle norme sanitarie ma anche dalla nostra coscienza cristiana che dinanzi a quanto accaduto e che continua ad accadere nel mondo avverte la necessità del silenzio, della preghiera e della carità.

… il sentimento religioso, tanto semplice quanto profondo e vero, ha travolto le regole che sono state date per il bene di tutti. Il desiderio di vivere con l’intensità di sempre l’incontro con la venerata immagine di San Paolo, attraverso le pratiche devozioni tradizione come l’offerta dei bambini e il pellegrinaggio verso la chiesa sono diventati così motivo di forte preoccupazione per tutte le Istituzioni.   

L’Arcivescovo ed i Parroci avevano già incontrato ed ascoltato la voce dei devoti giungendo ad alcuni accomodamenti possibili. Stessa opportunità è stata offerta dal Sig. Prefetto e dalle altre Istituzioni competenti. Tutti eravamo e siamo informati che la legge pone a capo di chi è responsabile legale di un ente o di un servizio delle precise responsabilità e, in caso di inosservanza, prevede precise conseguenze anche in sede penale. Purtroppo, l’universalmente riconosciuta bontà d’animo non può essere invocata come attenuante o come giustificazione.

E’ intervenuta a questo punto, nel momento di maggiore pressione, la paterna sollecitudine dell’Arcivescovo che ha proposto a p. Gianni di concedersi dei giorni di riposo garantendogli che la sua assenza sarebbe stata comunque colmata dalla presenza di un altro sacerdote palazzolese e dalla sempre attenta sollecitudine degli altri Parroci. Inoltre, come si legge nel provvedimento adottato, l’Arcivescovo ha ritenuto necessario sospendere le celebrazioni nella Chiesa di San Paolo per evitare ogni occasione di assembramento e permettere ai fedeli devoti di potersi recare presso il simulacro del Patrono senza restrizioni eccezion fatta di quelle sanitarie.

La tensione di quei momenti ha provocato un fraintendimento circa la decisione del nostro Arcivescovo facendo ritenere che P. Gianni fosse stato punito. Niente di tutto ciò: il parroco non è stato colpito da alcuna censura o condanna canonica, né è stato dato alcun interdetto alla chiesa, ma, preso atto della situazione eccezionale si è voluto assicurare comunque il possibile svolgimento dei pellegrinaggi e delle pie devozioni.

E’ arrivato allora il momento di fermarci e di ritornare alla Via, alla Verità e alla Vita che è Cristo Rimettiamoci tutti alla scuola del Vangelo  sull’esempio di San Paolo che, rivolgendosi ai Corinti, scrisse: Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio (1Cor 2, 2-5).  

Ordinazione presbiterale per Pietro e Matteo

Due presbiteri saranno ordinati dall’arcivescovo Salvatore Pappalardo a distanza di qualche giorno. Le disposizioni in materia di covid 19 hanno costretto la Diocesi a differenziare i giorni nonostante le ordinazioni avranno luogo nella grande Basilica Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa, capace di accogliere migliaia di fedeli e nella quale potranno essere rispettate le norme per il distanziamento. L’arcivescovo ordinerà Pietro Barracco della parrocchia di Cristo Re di Lentini lunedì 29, alle ore 19, nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Mentre Matteo Vasco, della parrocchia Madonna del Buon Consiglio in Santa Lucia ad Augusta, sarà ordinato venerdì 3 luglio nella festa di San Tommaso Apostolo.
“La volontà di Dio sono due novelli presbiteri. Dio vuole esercitare la sua paternità su ciascuno di noi. Amorevole, tenera, forte, che ridona vita. Restiamo ancorati su questa volontà di Dio. Altrimenti tutte le nostre fatiche saranno vane. Se non partecipiamo di questa sua volontà, tutto è inutile. La sua azione contagia la nostra esistenza. L’amore non consiste nel fare cose grandi. Facciamo le piccole cose. E le piccole cose sono frutto della volontà di Dio. Non dimentichiamo mai di essere volontà di Dio. Non dimentichiamo mai la bellezza di essere volontà di Dio” ha detto il rettore del Seminario, don Salvo Garro.
I due novelli sacerdoti presiederanno per la prima volta la messa rispettivamente don Pietro sabato 4 alle 20.00 nella chiesa Madre di Lentini e don Matteo domenica 5, sempre alle 20.00, nella parrocchia Madonna del Buon Consiglio ad Augusta.

Dal 30 giugno al 16 luglio nelle chiese in tutta la Diocesi

L’arcivescovo ordina 21 diaconi permanenti

Ventuno diaconi permanenti saranno ordinati dall’Arcivescovo di Siracusa, mons. Salvatore Pappalardo, nelle prossime settimane. “Ci uniamo spiritualmente alla preghiera della comunità ecclesiale che li accoglie e li affidiamo alla grazia dello Spirito Santo perché renda proficuo il loro ministero pastorale” ha scritto mons. Pappalardo spiegando che sono stati espletati con esito positivo gli scrutini dei candidati al ministero sacro del diaconato permanente e dopo aver sentito il parere più che favorevole dei parroci e responsabili della loro formazione è stato stilato un calendario.

Si inizierà il 30 giugno, nella Chiesa Madre di Floridia, con l’ordinazione di Ettore Ferlito, Luciano Interlandi, Claudio Spada, Giuseppe Trapani.
Il 4 luglio, nella chiesa Madre di Augusta, ordinazione di Giuseppe D’Angelo, Antonello Fotia e Vito Granata.
Il 5 luglio, nella Chiesa Cattedrale a Siracusa, ordinazione di Antonio Trigila.
Il 6 luglio, nel Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa, ordinazione per Alessandro Mollica, Antonino Pulvirenti, Pasqualino Siringo.
L’8 luglio, nella chiesa Santa Chiara di Priolo Gargallo, ordinazione di Rocco Toro.
L’11 luglio, nella chiesa Madre di Dio a Siracusa, ordinazione di Giovanni Conselmo, Francesco D’Alpa, Salvatore Formosa, Angelo Spicuglia.
Il 12 luglio, nella chiesa Santa Sofia di Sortino, ordinazione di Pietro Rizzo; e nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria e Sant’Anna a Carlentini, ordinazione di Giuseppe Marino.
Il 13 luglio, nel Santuario Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa, ordinazione di Biagio Gagliardo.
Il 16 luglio, nella chiesa Madonna del Carmelo a Floridia, ordinazione di Fabio Ferlito e Rocco Motta.

Dalla Conferenza Episcopale Siciliana

Prematura la ripresa delle processioni

Prematura la ripresa delle processioni“. Lo scrivono i vescovi di Sicilia commentando la comunicazione del ministero dell’Interno che allenta la restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria.
Una comunicazione del Ministero dell’Interno alla CEI ha allentato le restrizioni rigide riguardanti talune devozioni popolari, che toccano la sensibilità di fede della nostra gente. Nell’accogliere favorevolmente tali aperture, i Vescovi siciliani ritengono prematura la ripresa delle processioni, consapevoli che il fervore religioso dei fedeli e il loro attaccamento alla Beata Vergine e ai Santi non facilitano l’attuazione puntuale delle disposizioni di contenimento del contagio. Dispiace, peraltro, che la ristrettezza dei tempi non rende possibile neanche l’omaggio pubblico alla Santissima Eucaristia nella solennità del Corpo e Sangue del Signore.
Sperando che presto si possa tornare a venerare la Madonna e i Santi secondo le tradizioni tipiche di ogni Chiesa locale, i Vescovi affidano alla loro intercessione l’amata terra di Sicilia, affinché sia presto definitivamente liberata dalla terribile pandemia“.

La Presidenza CEI: su omofobia non serve una nuova legge

Preoccupazione per le proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni.
“Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte. (…) Crediamo che si deva innanzitutto promuovere l’impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona”.

 

 

 

 

 

In allegato la nota della Presidenza della Cei


Sospese le manifestazioni esterne in onore dei Santi

Sospensione in tutto il territorio dell’Arcidiocesi di Siracusa di ogni manifestazione esterna sia in occasione di feste in onore di Santi sia in ogni altra ricorrenza o iniziativa pastorale. E’ quanto ha disposto l’arcivescovo di Siracusa, mons. Salvatore Pappalardo, che ha firmato un decreto che resterà in vigore fino a nuove disposizioni.

Nel rispetto delle prescrizioni date queste ricorrenze così care alle devozione del nostro popolo siano vissute nella preghiera offrendo adeguate occasioni di catechesi con una particolare attenzione ad una rinnovata testimonianza della carità specie i nei riguardi di chi sta vivendo situazioni di particolare difficoltà economica” si legge nel decreto.

Il provvedimento si è reso necessario “in considerazione della normativa emanata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con la quale sono state date prescrizioni per il contenimento dell’epidemia da Covid-19“. E inevitabilmente tra le “molteplici espressioni della pietà del nostro popolo ci sono le processioni in occasione delle feste dei Santi che registrano sempre una larga partecipazione di devoti ed il cui svolgimento non permette l’osservanza del divieto di assembramento e dell’obbligo del distanziamento sociale prescritto dalle norme“.  

 

#chiciseparerà

Veglia di Pentecoste in Cattedrale e benedizione degli Oli

“Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra”

Dobbiamo essere più motivati nella nostra fede, maggiormente attenti nell’esercizio della solidarietà e della carità fraterna, sempre pronti nel dare ragione della nostra speranza! Per questi compiti abbiamo davvero bisogno dell’azione vivificante dello Spirito di Dio. Perciò, abbiamo invocato insieme: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. Queste le parole dell’arcivescovo mons. Salvatore Pappalardo che ha presieduto la veglia di Pentecoste nella Chiesa Cattedrale. Una celebrazione per la benedizione degli Oli che serviranno per la celebrazione dei sacramenti. Oli che sono stati offerti, come tradizione ormai da diversi anni, dalla Coldiretti di Siracusa.

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terraCosì abbiamo pregato con il versetto del Salmo Responsoriale – ha detto mons. Pappalardo -. Credo anche, carissimi fratelli e sorelle, che sia propria questa l’invocazione che meglio esprime i sentimenti del nostro animo in questo particolare periodo, segnato dall’emergenza sanitaria causata dal coronavirus.Abbiamo sperimentato in questo tempo quanto l’apostolo Paolo scriveva ai cristiani di Roma: «tutta la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo».

Abbiamo vissuto giorni di afflizione; abbiamo sofferto per le notizie di morte di tanti uomini e donne, vittime del virus; forse, anche qualcuno di noi è stato provato dalla scomparsa di un parente o amico; tutti, poi, siamo stati obbligati a condurre uno stile di vita non pienamente confacente alle nostre consuete abitudini e ai nostri legittimi desideri e diritti. Abbiamo sperimentato davvero la nostra personale fragilità e la precarietà di tanti progetti e modelli di vita sociale.
Anche questa nostra assemblea liturgica risente oggi dello stato di sofferenza ancora vigente: infatti, tutti – presbiteri, diaconi, fedeli laici – avremmo voluto celebrare in gioiosa comunione questo momento particolarmente importante per la vita della comunità ecclesiale e, invece, ci ritroviamo qui solamente una ristretta rappresentanza sia di fedeli laici che di ministri ordinati.
Come vi scrivevo in una lettera di questo periodo, dovremo però saper trarre profitto da questa esperienza dolorosa per dare nuovo impulso alla nostra vita di autentici discepoli del Signore: dobbiamo essere più motivati nella nostra fede, maggiormente attenti nell’esercizio della solidarietà e della carità fraterna, sempre pronti nel dare ragione della nostra speranza! 

Per questi compiti abbiamo davvero bisogno dell’azione vivificante dello Spirito di Dio. Perciò, abbiamo invocato insieme: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra”. Questa nostra preghiera, sappiamo bene, è sostenuta e avvalorata dalla promessa di Gesù: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità» (Gv 14,16-17). I Vangeli ci raccontano che Gesù Risorto comunica ai discepoli il Suo Spirito! 

A tal proposito, la parola del Vangelo di questa liturgia è molto ricca di significato e apre il cuore alla speranza. Dice Gesù: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». Aggiunge l’evangelista Giovanni: «Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui».  L’immagine dei “fiumi di acqua viva” è molto eloquente: questo significa che lo Spirito Santo è effuso nei nostri cuori in abbondanza, secondo la misura dell’amore di Cristo Gesù, che ha dato la sua vita per noi.  «Il Paraclito, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome – aggiunge ancora Gesù – lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). Come ci ha ricordato pure l’apostolo Paolo: «lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili (…) egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio».

La solennità della Pentecoste, carissimi fratelli e sorelle, ci fa rivivere questo mistero di grazia: il Signore Gesù effonde su di noi, come sui primi discepoli, lo Spirito Santo. Non siamo dunque soli, privi dell’aiuto di Dio, quasi abbandonati alla nostra connaturale fragilità, dal momento che lo Spirito di Gesù abita in noi, intercede per noi, ci fortifica e ci santifica “secondo i disegni di Dio”. Dobbiamo, piuttosto, lasciarci illuminare dalla sua luce, lasciarci riscaldare il cuore dal suo amore, dobbiamo «camminare, come ci ricorda ancora l’apostolo Paolo, non secondo la carne, ma secondo lo Spirito» (Rm 8,4), perché “«tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio» (Rm 8,14).

La vita del singolo discepolo come pure la vita della Chiesa è segnata dall’evento della Pentecoste: perché fortificati e guidati dallo Spirito Santo, gli apostoli rendono testimonianza al Signore Risorto; animati dallo Spirito, annunciano il Vangelo del Regno e comunicano la grazia della salvezza mediante quei “segni” istituiti dal Signore Gesù. La Chiesa – ha continuato il Pastore della Chiesa Siracusana – perché animata dallo stesso Spirito, continua nel tempo, secondo il modello apostolico, la missione inaugurata da Gesù: attraverso la Parola ed i sacramenti raggiunge tutti gli uomini per renderli partecipi della salvezza di Dio. Per questa ragione, volendo evidenziare l’azione dello Spirito Santo nella missione della Chiesa, mi è parso conveniente e plausibile, a preferenza di altri giorni della settimana, collocare nel contesto liturgico di questa Veglia di Pentecoste la benedizione degli Oli che serviranno per la celebrazione dei sacramenti”.

L’emergenza sanitaria ha di fatto rinviato la benedizione degli Oli prevista il Giovedì Santo.
“Sono gli Oli sacri che la Chiesa adibisce nella celebrazione del Battesimo, della Confermazione, dell’Unzione degli Infermi e dell’Ordine; anche alcuni luoghi ed oggetti, particolarmente dedicati per il culto divino, ricevono l’unzione con i predetti Oli. L’unzione con l’olio, fin dall’Antico Testamento, è stata recepita e valorizzata dal popolo di Dio come segno di predilezione da parte di Dio, di consacrazione per una missione e di una nuova dignità.  Non a caso il Vangelo di Luca ci riferisce che Gesù, iniziando la sua missione, si presenta nella sinagoga di Nazareth come l’Unto del Signore inviato per portare il lieto annunzio della salvezza.

Di questa unzione siamo partecipi tutti noi che, mediante i sacramenti dell’iniziazione cristiana, siamo costruiti, quali “pietre vive”, «come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo» (1 Pt 2,5).

La benedizione degli Oli riguarda dunque tutto il popolo santo di Dio, con uno speciale riferimento a quanti nella comunità dei fedeli siamo chiamati ad esercitare il sacerdozio ministeriale per la santificazione di coloro che, mediante la fede ed i sacramenti, vengono incorporati a Cristo Gesù. Siamo grati al Signore che anche quest’anno ci ha dato la grazia e la gioia di celebrare questi doni del suo amore, e con le parole del libro dell’Apocalisse, diciamo: «A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (Ap 1,5-6)”.

Sabato 30 messa con la benedizione degli Oli nella Chiesa Cattedrale

“Impariamo ad apprezzare i doni del Signore”

Sabato 30 maggio, nella chiesa Cattedrale, alle ore 18.30, messa con la benedizione degli Oli secondo le nuove disposizioni della Cei. Lo ha reso noto l’arcivescovo mons. Salvatore Pappalardo che presiederà la messa alla quale potrà partecipare una rappresentanza del popolo di Dio ed i quattro vicari foranei in rappresentanza del Presbiterio diocesano.

Mons. Pappalardo, scrivendo alla comunità diocesana, ha ricordato come l’emergenza sanitaria ci abbia impedito di frequentare le chiese per prendere parte alla vita liturgica della comunità cristiana. “Abbiamo supplito a tale privazione collegandoci, meditante i moderni mezzi della comunicazione, alle celebrazioni presiedute dal Santo Padre o da altri Ministri, trasmesse in via telematica: iniziativa lodevole ma certamente non esaustiva per la nostra vita cristiana che comporta la comunione con il Signore Gesù mediante la partecipazione effettiva ai Sacramenti della Chiesa. Adesso, a partire da domenica prossima, ci è permessa una graduale ripresa della partecipazione alla vita liturgica: è mio auspicio che quanti sono in grado di poter ricominciare, lo facciano con vivo desiderio e rinnovato impegno! L’Eucarestia domenicale qualifica la vita della Chiesa e di ogni singolo discepolo del Signore: vale anche per noi quanto i Martiri di Abitene, all’inizio del 4 secolo, affermavano dinanzi ai persecutori: “Sine dominico non possumus – non possiamo vivere senza l’Eucarestia nel giorno del Signore”.

Non sono stati celebrati quest’anno i Riti della Settimana Santa e, tra questi, la messa con la benedizione degli Oli: “celebrazione particolarmente significativa – spiega l’arcivescovo – per la vita sacramentale della Comunità cristiana, che con l’unzione degli Oli sacri nel Battesimo e nella Cresima vedere realizzata la partecipazione di ogni singolo fedele al sacerdozio regale e profetico del Cristo Signore. Questa celebrazione ha rivestito sempre una particolare rilevanza per i Presbiteri, chiamati in tale giorno a rinnovare le promesse sacerdotali. Queste privazioni, motivo di sofferenza spirituale, non devono però lasciare tracce di scoramento nel nostro animo: se il Signore ha permesso tanto, certo non ci ha abbandonati; impariamo piuttosto ad apprezzare maggiormente i doni del Signore valorizzandoli al meglio per la nostra vita spirituale“.

 

L'arcivescovo mons. Pappalardo scrive ai presbiteri

L’Eucarestia paradigma della vita della Chiesa

Non è raro riscontrare nei nostri fedeli una mentalità errata per la quale alcuni o molti di loro ritengono di soddisfare al ‘precetto festivo’ solamente con la partecipazione ad un rito, la Santa Messa appunto, senza però lasciarsi coinvolgere dal Mistero celebrato: l’amore di Cristo, che ha dato la sua vita per noi e che ci chiede di amare come Lui ci ha amato! La partecipazione all’Eucarestia deve educare la comunità dei fedeli a far propri i sentimenti di Cristo Gesù: la celebrazione domenicale dell’Eucarestia è paradigma di tutta la vita della Chiesa“.

Sono le parole scelte dall’arcivescovo mons. Salvatore Pappalardo in una lettera ai presbiteri della Diocesi comunicando la gioia di riaprire domenica prossima, Solennità dell’Ascensione del Signore, le chiese ai fedeli per la celebrazione dell’Eucarestia e degli altri sacramenti.

Dopo una lunga pausa, motivata dall’emergenza sanitaria e vissuta da parte di tutti con tanta sofferenza, valorizziamo questa graduale “ripresa” per riscoprire l’importanza e la bellezza della partecipazione attiva alla vita liturgica della comunità ecclesiale. A tal fine potrebbe esserci di sprone quanto ci è riferito della prima comunità cristiana nel libro degli Atti degli Apostoli: ‘la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola’ (At 4,32)”.
L’arcivescovo ha ricordato la necessità di assicurare ai fedeli anche la puntuale osservanza delle norme e delle specifiche prescrizioni igieniche, ma ha ricordato ai presbiteri di non far mancare loro “la cura pastorale perchè facciano davvero l’esperienza, gioiosa e convinta, di appartenere ad una comunità: la Chiesa, popolo santo di Dio, Corpo di Cristo. Su questo versante, credo, dobbiamo impiegare maggiormente le nostre forze“. Ed ancora: “L’espressione ‘un cuor solo e un’anima sola’ offre una bella immagine della comunità cristiana; tradotta nella concretezza delle relazioni interpersonali, diventa pure testimonianza credibile del Vangelo. Ci conceda il Signore la saggezza e la perseveranza delle nostre fatiche apostoliche!“.

 

 

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Intervento di mons. Antonio Staglianò, delegato per le migrazioni della CESi

“Nessuno indietro, tutti umani!”

Migranti: dolore reso invisibile“. Così mons. Antonino Staglianò, vescovo di Noto e delegato per le Migrazioni della Conferenza episcopale siciliana, in documento dal titolo “Nessuno indietro, tutti umani! sull’”emergenza migranti” in questo “tempo di emergenza Covid-19”.

Di seguito alcuni punti di sintesi dell’intervento del vescovo e del suo “appello alla comune umanità contro il virus dell’indifferenza“, da lui stesso evidenziati.

  • Una strage per naufragio senza adeguato soccorso e senza molta informazione a Pasqua; 4000 migranti (tra cui 600 bambini e ragazzi non accompagnati) approdati sulle nostre coste nel corso di questi primi mesi del 2020, che rischiano di diventare invisibili, perché c’è la crisi del coronavirus: sono indicibili sofferenze occultate! Alle quali non si risponde umanamente, anzi c’è un crescente rischio di gravi omissioni e di facili strumentalizzazioni con cui, utilizzando la pandemia, si accentua un rischio di pericolo senza seria informazione e documentazione.
  • Il vero pericolo, piuttosto, è quello di lasciare i migranti in condizioni di emarginazione che rende loro impossibile proteggersi dal punto di vista sanitario (e quindi veramente proteggerci tutti!); il vero pericolo è quello di non creare canali regolari e di lasciarsi in balia di trafficanti, che approfittano di restrizioni rigide per offrire le loro mediazioni. Chiediamo per questo ai nostri governanti – a livello regionale, nazionale, europeo – politiche sagge di accoglienza, integrazione e anche di una regolarizzazione dei migranti a favore del mondo del lavoro. La nostra agricoltura ha tanto bisogno dell’apporto dei migrati, ma certo il primo motivo della regolarizzazione resta quello della dignità che a tutti deve essere riconosciuta. Senza mai lasciare indietro nessuno, non importa se italiano o straniero, importa solo che sia un uomo! Il pericolo più grande in questo tempo di pandemia diventa, infatti, quello di cadere nel virus dell’indifferenza, come denunciato dal papa nel messaggio di Pasqua: «Mentre pensiamo a una lenta e faticosa ripresa dalla pandemia, si insinua il vero pericolo: dimenticare chi è rimasto indietro. Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente… quel che sta accadendo ci scuota dentro: è tempo di rimuovere le disuguaglianze, di risanare l’ingiustizia che mina alla radice la salute dell’intera umanità!».
  • Non possiamo, allora, passare oltre senza fermarci, soccorrere, costruire un mondo più giusto. Per noi cristiani i migranti (quelli che arrivano nelle nostre coste, ma anche i nostri giovani costretti a migrare in cerca di lavoro pure loro) sono visita di Dio, sacramento del suo agire nella storia. La carità di questo tempo di emergenza, vera perché verso tutti (poveri del territorio, nuovi poveri anche tra le fasce medie, migranti), rafforza il senso dell’eucaristia che di nuovo ci apprestiamo a celebrare in forme comunitarie, come fonte e culmine di vita cristiana. E come uomini riconosciamo nei migranti la cifra di un vivere che, come abbiamo capito in questo tempo di crisi, ci chiede di attraversare paure e smarrimento restando uniti, vivendo quelli che la nostra Costituzione chiama inderogabili doveri di solidarietà.
  • I migranti del mondo (e i nostri giovani costretti a migrare anche loro per lavoro) sono, non solo sofferenze che ci interpellano, ma anche la cifra del nostro futuro. Accogliendolo, il nostro futuro resta umano per tutti e il mondo potrà ripensarci come unica famiglia di Dio, nella pace. Rinnoviamo per questo l’appello di papa Francesco, alla fine dell’incontro dei vescovi del Mediterraneo (nuovo “mare di Tiberiade” per Giorgio La Pira) svoltosi a Bari lo scorso febbraio, a ripensare il mondo, e quindi la migrazione, ritrovando tutti e per tutti vie di pace e di giustizia: «Dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze, affinché muova i cuori e tutti possano superare la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli, figli di un solo Padre, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi».