Incontro nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica

La chiesa che sogniamo

Domenica 27 agosto 2023 presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo (RM) si è concluso  l’incontro nazionale delle Presidenze diocesane dell’Azione Cattolica Italiana.

Per quattro giorni i rappresentanti delle presidenze diocesane dell’A.C., circa 700,  gli assistenti e 30 vescovi  di varie Diocesi, siamo stati impegnati nell’ascolto e nella condivisione, ma anche in momenti che ci hanno aiutato a riflettere sulla necessità di non essere spettatori passivi e, come ci chiede il presidente nazionale Notarstefano, a chiederci se siamo ancora capaci di sognare e…di farlo insieme.

La diocesi di Siracusa è stata rappresentata dalla sua Presidente Valeria Macca, dalla responsabile ACR Rita Dell’Aquia e dai Vice Presidenti settore Adulti Rossella Mannone e Mario Germano.

In un periodo caldissimo famiglie intere, anche con bambini piccoli, adulti, adultissimi  e  tanti giovani pieni di speranza e di entusiasmo  hanno sognato insieme, vivendo la gioia di esserci e di sperare.

 

«Mi baci». Così si apre il Cantico dei Cantici. A introdurre il desiderio di Dio è Lidia Maggi, teologa e pastora della Chiesa evangelica battista.

Sottolinea come la passione serve a sollevarci dalle cose che ci tengono prigionieri ogni giorno, la politica, a volte l’organizzazione della Chiesa, le cose di tutti i giorni.

Chiediamoci, allora: Cosa ci appassiona? Cosa muove il nostro desiderio?

 

Mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e Segretario generale della Cei nell’omelia per la Celebrazione eucaristica ringrazia l’AC per l’amore verso la Chiesa e verso il Paese, sottolineando che amare è testimonianza, capacità profetica di essere dentro la quotidianità della vita dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, abbracciando e condividendo le loro ansie e le loro preoccupazioni: per il lavoro, per la salute, per il futuro dei figli.

 

Per padre Bernardo Gianni, abate dell’Abbazia di San Miniato, oggi c’è la tentazione di fare solo l’esperienza di bellezza del proprio io. Credere nel Vangelo significa “mettere in conto fondamentalmente un’attitudine allo sconosciuto che sin dall’inizio è oggetto della nevrosi del popolo d’Israele che rimpiange cipolle e patate al sicuro dell’ostaggio egiziano”. Se non ci fosse stato questo “squilibrarsi” che viene dal futuro, noi non sapremmo neanche cosa possa essere la Pasqua.Voi siate “Azione Agapica” di amore, continua, come tale rivelativa dell’amore che viene dal Padre, che si attua con le energie dello Spirito.

 

La città è il primo cantiere della speranza che sperimentiamo ci dice Paolo Bovio,   managing editor di Will Media, appassionato di trasformazioni urbane e autore del Podcast “Città”.

“Noi viviamo per la prima volta una storia dove la popolazione urbana è numericamente maggiore della popolazione rurale. Ci sono città che crescono e altre no. Creative o innovative, e altre no. Ci sono almeno due città: città che vivono e città che perdono. Ricostituire le reti di relazioni è la sfida che ci appartiene. Lo spazio della città è uno spazio di libertà”.

 

Bellissima l’esperienza offerta da Enrico Zarpellon, che ci ha aiutato a riflettere attraverso Walkabout, un modo nuovo di raccontare le grandi storie, all’incrocio tra spettacolo teatrale e lezione, concerto e reading.

 

Nessuno si salva da solo. Attraversare. Visioni. Processi. Sete. Germogli. La città che sale. Sei parole che ci aiutano a una lettura della realtà senza per questo nascondere fragilità, percorsi di crisi, transizioni e domande sul futuro. Perché nessuno si salva da solo. Ci prova, con un linguaggio colto e allo stesso tempo popolare, Giuseppe Notarstefano nel suo “Verso Noi” Prendersi cura della vita di tutti. Un titolo che evoca percorsi di cura associativi, ma, allo stesso tempo, una riflessione laica destinata a un pubblico più vasto, sul futuro di questo nostro Pianeta che vorremmo desiderarlo più abitabile.

 

Ascoltare è già sinodalità  e i Vescovi presenti si sono messi a disposizione di un popolo che ha voglia di raccontarsi, parlare, sorridere un po’. E’ stato un momento forte, in cui ci siamo sentiti accompagnati e curati.

 

Sogniamo una Chiesa diversa, che sia capace di dialogare con tutti, che sappia prendersi cura delle persone, vicina, prossima, che sappia mettere al centro della sua esperienza il valore della comunità. Vogliamo vivere questo tempo come un tempo di discernimento: e vivere nella celebrazione della bellezza il valore di essere comunità.

 

Don Luigi Ciotti, presidente di Libera ci dice che il Vangelo è strumento di giustizia: “Sono molto grato all’AC,  sono emigrato dal veneto a Torino, la mia famiglia era molto povera. Credo che mi abbia salvato la parrocchia, e credo che mi abbia salvato nell’adolescenza essere in AC”. “Ho imparato grazie a dei punti di riferimento che ho trovato in quegli anni in quella parrocchia, nell’associazione dove sono cresciuto, e oggi nel sacerdozio, che non siamo noi che salviamo e convertiamo, è Dio che fissa gli appuntamenti con la gente. A Dio chiedo di aiutarci a fissare questi appuntamenti. Io credo che Dio ci chieda questo. È per questo che con il Gruppo Abele noi siamo al servizio della gente. Qui sono nati molti Noi, tra cui Libera”.

 

“Lasciamoci guidare dalla creatività dello Spirito Santo”, sono le parole di mons. Claudio Giuliodori, assistente unitario dell’AC. “Identità e missione sono  inseparabili se vogliamo comprendere chi è veramente il Figlio dell’uomo. Ciò che Gesù dice di essere si manifesta attraverso ciò che fa e le opere da Lui compiute rivelano la sua identità”.

 

Il presidente nazionale dell’AC, Giuseppe Notarstefano, infine,  traccia un primo bilancio dell’Incontro nazionale delle presidenze diocesane dell’associazione, invitandoci ad essere NOI nella gioia di essere Chiesa e di essere segno tangibile di una sintonia piena, operosa e franca, tra i nostri pastori e il popolo di AC, come hanno avuto modo di ribadire il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, e il segretario generale, mons. Giuseppe Baturi.

 

Quattro giorni di intensi lavori che ci hanno arricchiti, confermando la necessita’ di non arrenderci, ma di sognare una chiesa che abbracci i problemi dei più deboli, che affronti le sfide del nostro tempo , dove ci sia spazio per tutti, e che metta in primo piano la pace, l’accoglienza, la cura.